lunedì 20 maggio 2013

Mo.Di.Me.G. (Movimento per il passaggio a Dipendenza dei Medici di Medicina Generale): COMUNICATO STAMPA

Le convenzioni senza risorse economiche
La convenzione si rivela sempre più penalizzante per i Medici di Famiglia.
Le notizie di stampa relative al rinnovo della convenzione, per adeguarla ai contenuti del Decreto Balduzzi,
sono come prevedibile allarmanti. Abbiamo appreso dell’intenzione della parte pubblica di utilizzare alcune indennità della retribuzione dei medici di famiglia per finanziare la costituzione
delle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT). In pratica si finanziano i nuovi compiti, l’h 12 (o 24) e le nuove aggregazioni, con i nostri soldi. La coperta resta sempre la stessa.
Purtroppo la convenzione per la Medicina Generale sembra avere esaurito la sua capacità di remunerare e
organizzare la medicina generale e i sindacati dei medici convenzionati non hanno la forza di contrastare le penalizzazioni che Ministero e Regioni ci impongono utilizzando l’anomalo rapporto giuridico, per cui i medici di famiglia hanno gli obblighi dei medici dipendenti, e anche più, senza averne le garanzie normative e retributive.
Il Comitato Promotore di MoDiMeG, riunitosi per la prima volta a Pescara il
18 maggio presso l’Ordine dei Medici, oltre a discutere di aspetti generali e di natura organizzativa, ha
dedicato la sua attenzione al decreto Balduzzi e alle sue conseguenze sulla Medicina Generale.
Il Movimento per il passaggio alla Dipendenza dei Medici di Medicina Generale, è in rete da poche settimane e ha già raccolto centinaia di adesioni. Mo.Di.Me.G persegue l’obiettivo del passaggio dei medici di medicina generale, al rapporto di lavoro dipendente della Dirigenza Medica, derivandone i diritti e i doveri, le garanzie retributive e normative.

domenica 19 maggio 2013

FarmaSMI News nr.04/2013

 Contr’ordine: l’azitromicina non mette a rischio il cuore
Sul N° 2 di FarmaSMI era stata riportata una allarmante segnalazione, made in USA, che ha messo in moto nuove ricerche.
 
Uno studio osservazionale statunitense, svolto l’anno scorso, suggeriva che, l'uso di azitromicina, potesse legarsi a un rischio di morte per cause cardiovascolari da 2 a 3 volte superiore, rispetto al non uso di antibiotici o al trattamento con amoxicillina.
 
Questa segnalazione ha ovviamente molteplici implicazioni, dato che l’azitromicina è un macrolide di largo impiego nella cura delle infezioni respiratorie e sessuali, ed è considerato in genere privo di effetti collaterali di rilievo. Il Danish medical research council ha finanziato, quindi, un nuovo studio per rivalutare il problema. Sono state usante le banche dati di persone fra 18-64 anni, residenti in Danimarca, misurando i tassi di mortalità, durante e dopo 1,1 milioni di trattamenti con azitromicina, e i dati sono stati confrontati con i decessi osservati con un numero sovrapponibile di  “non uso di antibiotici”  o di terapia con  penicillina.
L'uso del macrolide si è associato a un aumento del rischio di morte, rispetto al non uso di antibiotici. Ma se confrontato con l’uso di penicillina, le prescrizione di azitromicina non si associava a nessun eccesso di mortalità. Il risultato suggerisce che sono le infezioni, che hanno indotto la cura, a determinare l’eccesso di mortalità cardiovascolare, e non l’azitromicina o la penicillina. Se il responsabile fosse stato davvero il macrolide, il suo uso avrebbe comportato una maggiore mortalità rispetto ai trattati con penicillina.
Le differenze tra i risultati danesi e quelli statunitensi si potrebbero spiegare con una migliore salute generale nella coorte danese, il cui tasso di mortalità cardiovascolare è molto più basso di quello americano, oppure al fatto che le coorti includevano un numero relativamente scarso di adulti anziani, per definizione più vulnerabili agli effetti cardiotossici.
Comunque, a fine percorso, condividiamo le conclusioni della FDA americana, che ha così commentato i risultati, apparentemente contrastanti, dei due studi:
 
“Nel 2011 più di 40 milioni di nordamericani hanno ricevuto una prescrizione di azitromicina, un ottavo della popolazione. Per questo le implicazioni dello studio danese sono rassicuranti: l’azitromicina può essere prescritta in ambulatorio senza temere un aumento del rischio di morte cardiovascolare in coeso di trattamento. Tuttavia l’eventualità di un decesso dovuto ad un anomalo prolungamento dell'intervallo QTc , secondario alla assunzione di macrolidi o fluorochinoloni , dovrebbe sempre essere tenuto presente, soprattutto nei pazienti con preesistenti fattori di rischio cardiovascolare o nei quali la prescrizione di un antibatterico  abbia benefici limitati rispetto ai potenziali rischi.”


 
Lo sospettavamo! L’utilizzo di FANS è associato anche ad un incremento del rischio di eventi cerebrovascolari
 
Dopo la segnalazione della stretta correlazione fra uso di FANS e aumento degli accidenti cardiovascolari (1), l’Institute de Cardiologie (APHP) francese  segnala che l’utilizzo di FANS è i associato anche a un aumentato rischio di ictus.
Lo studio ha analizzato la storia di 23728 pazienti, età media 67.2 ± 9.8 anni, noti per malattia aterotrombotica o con multipli fattori di rischio cardiovascolari, divisi in quattro coorti, relative all’utilizzo o meno di FANS, con o senza associazione con aspirina.
Lo studio ha concluso che nei pazienti con malattia aterosclerotica in fase di stabilità oppure con multipli fattori di rischio cardiovascolari, l’utilizzo di farmaci antiinfiammatori non steroidei (FANS) è correlato ad un incremento del rischio di eventi cerebrovascolari. (2)

 
 
 

venerdì 17 maggio 2013

Verbali del Consiglio dei sanitari del 13/02/2013 del 13/03/2013 e del 10/04/2013

CONSIGLIO DEI SANITARI
Seduta 13 febbraio 2013 Ore 9.30

Presenti: Piroli Enrico, De Felici Isabella, Iafisco Sergio, Bertoldi Innocenzo, Brini Quintilio, Cappiello Giuseppina, Cinque Biagio, Lisitano Renato, Miccinesi Cinzia, Monzio Compagnoni Claudio, Onotri Giuseppina, Palombella Desiderio, Verdini Michele
Assenti giustificati: Bondanini Francesco, Desiderio Fabio, Fumagalli Emilio, Scala Vincenzo Francesco, Testa Alessandra

Il Presidente introduce l’argomento all’OdG “Procedure ASO/TSO” e chiede ai Consiglieri Iafisco e Onotri di illustrare le relazioni relative alle procedure di TSO e ASO, sia nella parte dedicata ai servizi psichiatrici, sia in quella seguita dai medici di continuità assistenziale. Viene ricordato che negli anni precedenti che nel 1999 hanno portato alla definizione delle linee guida, erano previste riunioni periodiche tra istituzioni coinvolte negli interventi di pronta consulenza psichiatrica (118 e Polizia Municipale). In particolare il Consigliere Onotri precisa che dai dati in loro possesso su 50 proposte di TSO fatte dai MMG solo 1% viene convalidata al momento dell’arrivo in Ospedale siccome sulla sola proposta vengono, a volte operate anche misure di contenzione, ciò espone i medici a rischi medico legali notevole. Si mette inoltre in evidenza la mancanza di sinergia tra i vari attori del sistema con conseguenti problemi di tipo organizzativo.
Il consigliere Cinque evidenzia che la risoluzione del problema non può essere ricercata all’interno del Consiglio dei Sanitari, ma che posta una domanda il Consiglio attiva i Direttori dei Dipartimenti, in questo caso il Dott. Paolo Boccara del DSM, che con la collaborazione del Direttore della UOC Qualità e Risk Management, dell’ARES 118 e degli uffici preposti della Regione Lazio analizza il problema e propone una soluzione da sottoporre alla Direzione Generale.
Viene demandato Segretario dott Iafisco, la segnalazione del problema e la richiesta di un incontro con i Direttori delle strutture della ASL coinvolte.
Il Presidente introduce l’argomento all’OdG “Situazione assicurativa aziendale” per la quale si propone l’istituzione di una Commissione composta dal Vicepresidente Dott.ssa De Felici, dal Segretario dott Iafisco e dal Consigliere dott Bertoldi, con il compito di verificare lo stato dell’arte della posizione assicurativa aziendale.
Il Consiglio approva.
Il Presidente introduce l’argomento all’OdG “Aggiornamento sullo stato dell’arte del Piano Formativo” e demanda al Segretario Dott. Iafisco, la richiesta di una relazione dettagliata al Dott. Moretti.
Il Consigliere Iafisco propone che vengano indicati con chiarezza gli argomenti che devono essere preventivamente analizzati dal Consiglio al fine di dare il parere, obbligatorio ma non vincolante alle delibere, prima che le stesse vengano approvate; segnala ad esempio, il caso della delibera relativa al servizio antincendio, che oltre a rappresentare un grosso impegno di spesa, riguarda solo la parte ospedaliera lasciando il territorio senza nessuna scelta a riguardo.
Il Consigliere Iafisco propone i seguenti temi: Formazione, Risk Management, Riorganizzazione dei servizi.
Il Consigliere Brini propone altri argomenti, quali: l’acquisizione di attrezzature tecnologiche,
o all’interno del tema della Riorganizzazione dei servizi quelli relativi alla: Medicina Penitenziaria, Assistenza domiciliare.
Il Consiglio approva all’unanimità le due proposte.
Il Consiglio dei Sanitari chiede di poter acquisire, tramite il Segretario Dott. Iafisco, una relazione dall’ Ing. Macchia sulla situazione attuale, anche in considerazione degli obiettivi dati dalla regione Lazio per l’applicazione della spending review.
Viene indicata la data prossima seduta del Consiglio dei sanitari per il giorno 13 marzo ore 9,30.
La seduta si chiude alle ore 11,30.
Letto e approvato
Il Segretario del CdS                                           Il Presidente del CdS
Dott. Sergio Iafisco                                              Dott. Enrico Piroli

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CONSIGLIO DEI SANITARI
Seduta 13 marzo 2013 Ore 9.30

Presenti: Piroli Enrico, Bondanini Francesco, De Felici Isabella, Desiderio Fabio, Iafisco Sergio, Bertoldi Innocenzo, Brini Quintilio, Cappiello Giuseppina, Cinque Biagio, Lisitano Renato, Miccinesi Cinzia, Monzio Compagnoni Claudio, Palombella Desiderio, Scala Vincenzo Francesco, Testa Alessandra, Verdini Michele
Assenti giustificati: Fumagalli Emilio, Onotri Giuseppina

Sono presenti il Dott. Aleandro Munno Direttore UOC Acquisizione Beni e Servizi, la Dott.ssa Giuliana Consoli della UOC Affari Generali e l’Ing. Francesco Macchia Direttore UOC Ingegneria.
Il Presidente da’ lettura del verbale della precedente seduta e introduce l’argomento all’OdG “Situazione assicurativa aziendale” .
Il Consigliere Bertoldi relaziona sulla situazione assicurativa precisando che l’attuale assicurazione scadrà il 31.12.2013, evidenzia inoltre che sono presenti due contratti assicurativi uno dei quali riguardanti alcune categorie (pazienti psichiatrici, sumai) e anche infortuni in itinere non compresi nell’altro contratto assicurativo, per la responsabilità professionale copertura di 5.000.000 fino a un tetto di 20.000.000 di euro. La assicurazione attuale copre eventi pregressi dal 1 gennaio 2004 al 31.12.2013 denunciati tra il 2011 e il 2013 purché denunciati entro 45 giorni dall’accidente.
Il dott Munno relaziona, per quanto di sua competenza, circa le procedure e il capitolato per la preparazione una nuova gara per l’assicurazione, con scadenza annuale come prevede la Regione. Attualmente il contratto viene stilato con l’assistenza di un esperto (broker) che svolge funzione di tramite pagato direttamente dall’assicurazione, ma la Regione Lazio sta valutando l’ipotesi, a partire dal 2014, di chiedere alle ASL di provvedere all’assicurativo attraverso la creazione di un proprio fondo.
Il Consigliere Cinque segnala che il decreto del Ministro Balduzzi obbliga il personale a provvedere personalmente all’assicurazione e specifica che attualmente la copertura è a livello regionale diventando locale aumenta il rischio di mancata copertura.
Il Consigliere Bertoldi precisa che nel pagamento “in solido” sia coinvolto il medico o il sanitario e la Asl che nel caso di riconoscimento della pena può, nelle situazioni di recupero economico, indirizzare ai beni personali del medico o sanitario.
Vista la complessità dell’argomento il Consiglio approva di rinviare l’audizione con il dott Macchia alla prossima seduta.
La Dott.ssa Consoli chiarisce alcuni aspetti legati all’assicurazione kasko e rc patrimoniale nonché la copertura economica legata alla franchigia.
Il Consigliere Bondanini segnala che l’incertezza della quantificazione del danno determina nelle assicurazioni la difficoltà di partecipare alle gare.
Il Consigliere Iafisco segnala come l’assicurazione Kasko non copra i danni vandalici provocati dai pazienti.
Il Consigliere Desideri chiede di valutare il costo assicurazione Kasko e la possibilità di ricorrere invece a convenzioni con autonoleggi.
La Dott.ssa Consoli precisa che l’assicurazione Kasko è legata al numero di chilometri percorso e non la numero delle auto assicurate.
Il Consigliere Bertoldi chiede al Consiglio dei Sanitari di esprimersi sull’opportunità di costituire un team sanitario di supporto nel caso in cui sia necessario costituire all’interno della ASL un sistema di autoassicurazione.
Confermando la complessità dell’argomento, il Presidente propone di proseguire la discussione anche con i Dott. Munno e Consoli nella prossima seduta fissata per mercoledì 10 aprile ore 9,30.
La seduta si chiude alle ore 11,30.
Letto e approvato
Il Segretario del CdS                              Il Presidente del CdS
Dott. Sergio Iafisco                                Dott. Enrico Piroli

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CONSIGLIO DEI SANITARI
Seduta 10 aprile 2013 Ore 9.30

Presenti: Piroli Enrico, Bondanini Francesco, De Felici Isabella, Desiderio Fabio, Iafisco Sergio, Bertoldi Innocenzo, Brini Quintilio, Fumagalli Emilio, Lisitano Renato, Miccinesi Cinzia, Monzio Compagnoni Claudio, Onotri Giuseppina, Scala Vincenzo Francesco, Testa Alessandra, Verdini Michele
Assenti giustificati: Cappiello Giuseppina, Cinque Biagio, Palombella Desiderio

La seduta si apre alle ore 10,20 all’arrivo del dott. Piroli e del Dott. Aleandro Munno Direttore UOC Acquisizione Beni e Servizi.
Il Presidente indica la possibilità di iniziare la seduta in sua assenza delegando al vicepresidente la conduzione della seduta.
Il Segretario chiede che la presenza o l’assenza del Presidente sia preventivamente annunciata al fine di permettere al vicepresidente di organizzare la seduta.
Il Consigliere Bertoldi chiede in relazione al problema assicurativo indicazioni sul futuro. Il dott Munno riferisce che al momento la Regione non ha dato alcuna indicazione e pertanto la ASL Roma B ha avviato le procedure per la gara per il prossimo anno.
Il Segretario Iafisco chiede, come previsto dal Regolamento, che le delibere su argomenti previsti dalla normativa riportino la dicitura “… sentito il parere obbligatorio ma non vincolante del Consiglio dei sanitari”; a tal proposito chiede che il nuovo Regolamento, contenente le procedure per la realizzazione delle delibere predisposto dalla UOC Affari Generali, inserisca questo passaggio.
Il Consiglio approva ad unanimità.
Il Presidente evidenzia la necessità di accompagnare con la presenza di uno o due Consigliere la costruzione della delibera e non solo di fornire un parere a iter già intrapreso; ciò comporterebbe un risparmio di tempo ed un’effettiva collaborazione nella definizione dell’atto.
Il Consiglio approva ad unanimità.
Viene comunicato l’elaborazione di una delibera relativa al Piano aziendale sulla trasparenza in applicazione dei decreti legislativi n. 150/2009 e n. 33/2013 e la predisposizione degli atti per la applicazione della legge n. 190/2012 sull’anticorruzione.
Il Consigliere Iafisco ribadisce l’importanza del ruolo del Presidente del Consiglio che in qualità di Direttore Sanitario è a conoscenza dei programmi e progetti aziendali e pertanto può proporre e illustrare al Consiglio le innovazioni e i cambiamenti futuri.
Il Presidente ricorda che sono state definite dal Consiglio dei sanitari, nelle precedenti sedute, alcune materie per le quali è fondamentale il parere del Consiglio, quali ad esempio: Formazione, Risk Management, Riorganizzazione dei servizi, Medicina Penitenziaria, Assistenza domiciliare.
La Consigliera Miccinesi propone di pubblicizzare il ruolo del Consiglio anche nei riguardi degli estensori delle delibere. A tale proposito ricorda l’art. 3 del Regolamento sul funzionamento del Consiglio dei Sanitari:
“Il Consiglio, come previsto dall’art. 18 della Legge regionale n. 18/94 esprime parere obbligatorio per gli aspetti tecnico sanitari e di assistenza sanitaria concernenti:
a) le deliberazioni riguardanti i regolamenti di organizzazione e del personale nonché le piante organiche;
b) i provvedimenti in materia di organizzazione di istituzione o modificazione dei servizi;
c) i provvedimenti in materia di organizzazione dei servizi e delle relative attività;
d) i piani pluriennali, i programmi annuali e i progetti per specifiche attività;
e) i programmi di acquisto degli impianti e delle attrezzature sanitarie.
Si propone di inviare il presente verbale alla Direzione Strategica per l’eventuale condivisione dei contenuti che, se favorevole, potrebbe essere convertita in una circolare informativa da trasmettere a tutti i servizi aziendali.
Il Consiglio dei Sanitari chiede di poter convocare, tramite il Segretario Dott. Iafisco, l’ Ing. Francesco Macchia per conoscere la situazione attuale, in considerazione degli obiettivi dati dalla regione Lazio per l’applicazione della spending review.
Viene indicata la data prossima seduta del Consiglio dei sanitari per il giorno 8 maggio alla ore 9,30 con all’O.d.G.:
- Audizione del Direttore UOC Ingegneria
- Audizione del Direttore UOC Affari Generali per introdurre la procedura di concessione del parere del Consiglio dei sanitari.
La seduta si chiude alle ore 11,30.
Letto e approvato
Il Segretario del CdS                                           Il Presidente del CdS
Dott. Sergio Iafisco                                             Dott. Enrico Piroli





giovedì 16 maggio 2013

Eva contro Eva

Dedicato alle donne, agli uomini (medico)  che  amano le donne e a tutti i colleghi e colleghe interessati sia all' aggiornamento ECM in senso stretto, sia a quanti desiderano approfondire una tematica particolare correlata alla Leadership.

Venerdì 17 mattina (domani) , sala convegni Ordine dei Medici di Roma, 7 crediti ECM
 

Un caro saluto
Cristina Patrizi
 
 

mercoledì 15 maggio 2013

LO SMI SCRIVE A TUTTI I PRESIDENTI DEGLI ORDINI DEI MEDICI: CONFLITTI DI INTERESSE E DIMISSIONI DI AMEDEO BIANCO, NODI DA SCIOGLIERE CON URGENZA

Il Sindacato dei Medici Italiani, ha inviato una lettera (di seguito) a tutti i presidente degli Ordini dei Medici, chiedendo un intervento immediato sul nodo dei conflitti di interesse presenti nella categoria, a prescindere dalle regole statutarie, e invocando un processo di modernizzazione della professione. Tra le priorità: le dimissioni del senatore Amedeo Bianco dalla presidenza della Fnomceo, la risoluzione delle sovrapposizioni di cariche tra ruoli sindacali, ordinistici e con l’Enpam. Sullo sfondo anche la necessità di rispondere con proposte di cambiamento e fatti concreti alle critiche (talvolta giuste) ai meccanismi (spesso vetusti) del sistema degli ordini professionali. Forte denuncia anche il debole intervento della Fnomceo sul caso delle pubblicità sulle acque minerali che ha visto il coinvolgimento della Fimmg. 
Nella lettera, si sottolinea come «la vicenda di Amedeo Bianco, eletto senatore e tuttora al vertice della Fnomceo e dell'Ordine di Torino», sia agli occhi dell'opinione pubblica «insostenibile».
«Non è una questione di forma – spiega Calì - di rispetto delle regole statutarie, come sostenuto da una recente mozione della FNOMCeO,  ma di sostanza: è il simbolo di una classe dirigente che appare, a ragione o a torto, avida di incarichi ed emolumenti».
In tal senso, si ricorda anche «che nessuno aveva mai posto sul tavolo la questione dell’incompatibilità, semmai del conflitto di interessi».
«Non comprenderlo in questo contesto storico – continua il segretario Smi - è preoccupante, perché è la dimostrazione della lontananza dei vertici della categoria dalla realtà. Le numerose dichiarazioni di sostegno di questi giorni sono controproducenti, alimentano l'anti politica e la sfiducia nei confronti dei medici, già sotto accusa, ingiustamente, per tutte le disfunzioni del nostro Ssn e per le perniciose ingerenze della partitocrazia. Perché questa non è solo una situazione particolare, si inquadra in un contesto generale  che viene da lontano e che merita scelte precise e chiare».
«Le istituzioni ordinistiche – aggiunge- in questi ultimi anni hanno subito l'attacco concentrico  di una parte dell'opinione pubblica, di numerosi opinion leader e della quasi totalità delle forze politiche, all'insegna del pensiero unico delle liberalizzazioni. Numerosi in questo senso i provvedimenti sull'attuale ordinamento e molte le proposte per l'abolizione tout court degli ordini o per un loro forte ridimensionamento….Tuttavia, gli ordini resistono e, nel bene e nel male, continuano ad esercitare la loro opera, nonostante per milioni di cittadini siano sinonimo di corporativismo, di casta, di meccanismi di autotutela, di promozione di logiche nepotistiche».
«Non giovano certo i tentennamenti o le posizioni pilatesche (l'assordante silenzio della FNOMCeO) – attacca Calì - assunte (per esempio) rispetto a comportamenti di palese violazione del codice deontologico, come nel caso della sponsorizzazione di marchi di acque minerali da parte della Fimmg, così eclatante da subire la censura dell'Istituto dell’autodisciplina Pubblicitaria perché, “manifestamente contrari all'art. 2 – Comunicazione commerciale ingannevole – del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale”. È bene ricordare che un caso analogo e ancora più grave ebbe, qualche anno fa, come protagonisti la Fimp e una nota impresa di uova».
  
«In questa contingenza – denuncia il dirigente Smi - si inquadra l'affaire Bianco, eletto al Senato nelle liste di un partito, quindi comunque rappresentante di parte per quanto non vi sia vincolo di mandato, ma anche il diffuso accumulo (e confusione) di ruoli sindacali con incarichi ordinistici e nell’Enpam. Per intenderci: non è opportuno e non è corretto che un presidente di ordine sia anche segretario di un sindacato nonché gestore delle pensioni dei medici (o dei fondi immobiliari), così come un senatore nel Parlamento non può appresentare la categoria, come se fossimo ancora nelle Camere delle Corporazioni del ventennio fascista: il parlamentare rappresenta i cittadini che lo hanno eletto. Nel caso di Bianco i siciliani di tutte le classi sociali e professionali».
«Far valere il peso dei medici – precisa - come si è detto in questi mesi, è un'altra cosa, si basa su impegno serio, su un rilancio del protagonismo della professione, partendo, appunto, dal recupero della dimensione etica di una moderna classe dirigente che dà l'esempio e che è capace di dimostrare un momento di discontinuità e rottura con il consociativismo di questi tristi anni di declino. Così e con le necessarie riforme i medici potranno parlare a testa alta di un moderno ed efficace sistema ordinistico e di una ritrovata vitalità della categoria».
Nella lettera, quindi, si evidenzia anche la posizione dello Smi sul sistema ordinistico: «Il Sindacato dei Medici Italiani in questo dibattito manicheo, pro o contro gli ordini, ha sempre mostrato un forte disagio, convinto da un lato dell'utilità di un sistema sussidiario di autogoverno come quello rappresentato dagli albi, dall'altro, certo, della necessità di una forte modernizzazione, a partire dalla riforma di uno scandaloso meccanismo elettorale (vetusto, barocco e clientelare) e istituzionale (da snellire gli organi e i costi) e da una spesso inefficace capacità di controllo deontologico e formativo degli iscritti».
«Ma ora, è giunto il momento di avviare azioni concrete di rinnovamento – conclude Calì - le dimissioni dalla Fnomceo di Amedeo Bianco, così come la risoluzione di tutti gli altri conflitti di interesse che pesano negativamente sull'immagine della categoria, sarebbero un primo, ma importante passo nella giusta direzione».
Roma, 15 maggio 2013
LA LETTERA VERSIONE INTEGRALE
Caro Presidente,
la vicenda di Amedeo Bianco, eletto senatore e tuttora al vertice della Fnomceo e dell'Ordine di Torino, agli occhi dell'opinione pubblica è insostenibile. Non è una questione di forma, di rispetto delle regole statutarie, come sostenuto da una recente mozione della FNOMCeO (nessuno comunque aveva mai posto sul tavolo la questione dell’incompatibilità, semmai del conflitto di interessi), ma di sostanza: è il simbolo di una classe dirigente che appare, a ragione o a torto, avida di incarichi ed emolumenti. Non comprenderlo in questo contesto storico è preoccupante, perché è la dimostrazione della lontananza dei vertici della categoria dalla realtà. Le numerose dichiarazioni di sostegno di questi giorni sono controproducenti, alimentano l'anti politica e la sfiducia nei confronti dei medici, già sotto accusa, ingiustamente, per tutte le disfunzioni del nostro Ssn e per le perniciose ingerenze della partitocrazia.
Perché questa non è solo una situazione particolare, si inquadra in un contesto generale  che viene da lontano e che merita scelte precise e chiare.
Le istituzioni ordinistiche in questi ultimi anni hanno subito l'attacco concentrico  di una parte dell'opinione pubblica, di numerosi opinion leader e della quasi totalità delle forze politiche, all'insegna del pensiero unico delle liberalizzazioni. Numerosi in questo senso i provvedimenti sull'attuale ordinamento e molte le proposte per l'abolizione tout court degli ordini o per un loro forte ridimensionamento. Il modello di riferimento di queste politiche è quello delle libere associazioni di matrice anglosassone. Tuttavia, gli ordini resistono e, nel bene e nel male, continuano ad esercitare la loro opera, nonostante per milioni di cittadini siano sinonimo di corporativismo, di casta, di meccanismi di autotutela, di promozione di logiche nepotistiche. Non giovano certo i tentennamenti o le posizioni pilatesche (l'assordante silenzio della FNOMCeO), assunte rispetto a comportamenti di palese violazione del codice deontologico, come nel caso della sponsorizzazione di marchi di acque minerali da parte della Fimmg, così eclatante da subire la censura dell'Istituto dell’autodisciplina Pubblicitaria perché, “manifestamente contrari all'art. 2 – Comunicazione commerciale ingannevole – del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale”. È bene ricordare che un caso analogo e ancora più grave ebbe, qualche anno fa, come protagonisti la Fimp e una nota impresa di uova.
In questa contingenza si inquadra l'affaire Bianco, eletto al Senato nelle liste di un partito, quindi comunque rappresentante di parte per quanto non vi sia vincolo di mandato, ma anche il diffuso accumulo (e confusione) di ruoli sindacali con incarichi ordinistici e nell’Enpam.
Per intenderci: non è opportuno e non è corretto che un presidente di ordine sia anche segretario di un sindacato nonché gestore delle pensioni dei medici (o dei fondi immobiliari), così come un senatore nel Parlamento non può appresentare la categoria, come se fossimo ancora nelle Camere delle Corporazioni del ventennio fascista: il parlamentare rappresenta i cittadini che lo hanno eletto. Nel caso di Bianco i siciliani di tutte le classi sociali e professionali.
Far valere il peso dei medici, come si è detto in questi mesi, è un'altra cosa, si basa su impegno serio, su un rilancio del protagonismo della professione, partendo, appunto, dal recupero della dimensione etica di una moderna classe dirigente che dà l'esempio e che è capace di dimostrare un momento di discontinuità e rottura con il consociativismo di questi tristi anni di declino. Così e con le necessarie riforme i medici potranno parlare a testa alta di un moderno ed efficace sistema ordinistico e di una ritrovata vitalità della categoria.
Il Sindacato dei Medici Italiani in questo dibattito manicheo, pro o contro gli ordini, ha sempre mostrato un forte disagio, convinto da un lato dell'utilità di un sistema sussidiario di autogoverno come quello rappresentato dagli albi, dall'altro, certo, della necessità di una forte modernizzazione, a partire dalla riforma di uno scandaloso meccanismo elettorale (vetusto, barocco e clientelare) e istituzionale (da snellire gli organi e i costi) e da una spesso inefficace capacità di controllo deontologico e formativo degli iscritti.
Ma ora, è giunto il momento di avviare azioni concrete di rinnovamento.
Le dimissioni dalla Fnomceo di Amedeo Bianco, così come la risoluzione di tutti gli altri conflitti di interesse che pesano negativamente sull'immagine della categoria, sarebbero un primo, ma importante passo nella giusta direzione.
Certo della tua sensibilità e della tua attenzione ti saluto cordialmente.


Segretario Generale Sindacato dei Medici Italiani
 F.to Salvo Calì




domenica 12 maggio 2013

CeForMeG. Cui prodest?

SMI LAZIO è stato diffidato per aver pubblicato sul suo sito e sui canali di informazione la lettera della dr.ssa Patrizi sul Ceformeg. La lettera è stata pubblicata perchè chiaramente SMI ne condivide i contenuti. Ricordiamo che la nostra Costituzione sancisce la libertà di pensiero , di parola, di critica, nonchè la libertà di stampa. Nulla di offensivo o lesivo della dignità di alcuno era contenuto nella lettera che ci è valsa la diffida.
Se questa diffida aveva lo scopo di intimidirci, ha sortito l'effetto contrario. Sarà nostra cura informare sempre i colleghi sulle vicende che li riguardano e qualora ci fossero disponibili delle risorse ci batteremo affinchè vengano finalizzate al ristoro della categoria tutta.

INTOLLERABILE ED INGIUSTIFICATA
Giunge solo oggi, sotto i nostri occhi sconcertati una DIFFIDA, che per raccomandata AR, il Presidente Ceformeg, quadro sindacale Fimmg Lazio ci ha fatto pervenire e che Fimmg Lazio ha pubblicato sul suo sito. Tutto perché la nostra responsabile della formazione, nonché membro dell’ordine dei medici e odontoiatri di Roma e provincia, ha voluto dichiarare la posizione SMI in merito al CenForMeG pubblicandola sul nostro sito internet. Dal 2006, momento della  nascita del Centro della Formazione Regionale, abbiamo sempre sostenuto che non era necessario un “carrozzone” tanto opulento,a cui stornare una quota importante della massa salariale dei MMG, per garantire la formazione ai medici stessi e che sarebbe stato sufficiente un gruppo di lavoro regionale costituito da funzionari regionali ed un solo membro per ognuna delle società scientifiche che negli ultimi anni avevano prodotto eventi ECM per la medicina generale.
Oggi, in questa situazioni di crisi economica, che coinvolge fortemente tutta la categoria, il fatto che membri della Fimmg  Lazio possano iniziare una vertenza legale contro una regione commissariata e con un grosso deficit economico ci è parso paradossale. Infatti, a nostro avviso, sarebbe stato opportuno che Fimmg  Lazio avesse fatto una causa proponendo di investire quegli emolumenti dovuti e non percepiti ,per ristorare i medici di assistenza Primaria  che di fatto si sono dovuti pagare di tasca loro l’informatizzazione relativa all’assolvimento degli obblighi sulla ricetta elettronica;
 oppure riaprire i tetti per l’assunzione di personale di studio;
o ancora mettere a bando le circa 400 zone carenti di  continuità assistenziale  nel  rispetto della pianta organica prevista dall’ACN e AIR, per dare risposta anche ai giovani medici e all’utenza;
o sulla medicina dei servizi creando un sistema già visto della medicina d’iniziativa per cercare di riaprire il circuito della medicina generale anche ai giovani medici che oggi non riescono ad essere inseriti nel mondo del lavoro!
Invece un collega, ripeto, quadro FIMMG, invia una DIFFIDA allo SMI intimando azioni legali se si fosse proseguito  su questa linea.
Bene, prendo atto come vice segretario regionale, che  FIMMG predilige interessi di alcuni rispetto a quelli della categoria enon è comprensibile, e da qui  a farne una battaglia sindacale pubblicizzando la richiesta di una cifra di 32 milioni di euro rispetto alla situazione in cui si trovano i medici del nostro SSR mi è sembra oggettivante eccessivo se non grottesco!
Detto ciò mi auguro di ricevere a breve una rettifica delle diffida inviataci per poter serenamente iniziare una battaglia sui reali problemi dei medici della nostra regione altrimenti ci vedremo costretti ad un risposta idonea per raccomandata con AR.
Paolo Marotta

venerdì 10 maggio 2013

SMI: Basta Precariato!

LETTERA DEL SINDACATO DEI MEDICI ITALIANI AL NEO MINISTRO DELLA SALUTE, BEATRICE LORENZIN: SERVONO SOLUZIONI DEFINITIVE E INTERVENTI IMMEDIATI
 

Basta precariato nella sanità. Questo l’appello del Sindacato dei Medici Italiani al nuovo responsabile del ministero della Salute, Beatrice Lorenzin con una lettera inviata oggi, a firma del segretario Nazionale Smi, Salvo Calì.
 
Nella missiva, Calì, con una sintetica premessa ricorda il «momento, delicato e difficile», che attraversa il Paese e augurando un buon lavoro al neo ministro mette in evidenza come il Ssn abbia «bisogno di cure mirate all’insegna della modernizzazione e dell’appropriatezza», che, «la chiave di volta di questo intervento è la necessità di rispondere adeguatamente alla mutata domanda di salute, all’invecchiamento della popolazione, alla cronicità e alle sfide della prevenzione».
«Servono risorse – aggiunge Calì - eliminazione di sprechi, una nuova governance (senza ingerenze dei partiti e basata sul merito), una forte riorganizzazione dell’ospedalità, delle cure primarie, del territorio, dell’emergenza, della domiciliarità». «In questa ottica – continua - servono anche strumenti normativi nuovi per la valorizzazione della professione medica e il superamento dell’attuale modello di relazioni lavorative, puntando su un contratto unico dei medici che metta fine al settorialismo e ai particolarismi che hanno distinto la nostra sanità pubblica in questi anni. Infine, serve mettere un freno al neo centralismo regionale, conseguenza della riforma del Titolo V, quello che lo Smi ha definito il “malinteso federalismo”».
Dopo questa breve analisi del contesto, il segretario dello Smi chiede al ministro di intervenire urgentemente su uno «dei principali problemi che affligge oggi il mondo sanitario nazionale e, in particolare, in termini quantitativi, le regioni del Meridione d'Italia: l'emergenza precariato».
«Questa condizione – spiega - si traduce in uno stato di sofferenza che coinvolge i medici che, dopo anni di lavoro e il superamento di  numerose selezioni concorsuali, non hanno a tutt'oggi alcuna certezza sul futuro e vedono i propri posti di lavoro fortemente a rischio, con evidenti e innumerevoli implicazioni di ordine morale e sociale anche per le famiglie di questi professionisti e con ripercussioni inevitabili sulla qualità delle prestazioni erogate».

Calì, insiste sul «ruolo fondamentale della componente precaria nell'attività quotidiana del Ssn: la non stabilizzazione del rapporto di lavoro di queste professionalità, determinerebbe una drastica riduzione qualitativa e quantitativa dell'assistenza ai pazienti, sino al rischio di non assicurare i LEA (Livelli essenziali di assistenza). Se soffrono i professionisti, se incerta è la loro prospettiva, se insomma non fanno squadra con gli altri professionisti per la labilità della loro posizione lavorativa, allora si indebolisce anche il Ssn».

Nella lettera si precisa, inoltre, come «il personale, assunto a seguito di pubbliche selezioni per titoli ed esami, pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale, è in servizio a tempo determinato continuativamente da molto tempo (in taluni casi da oltre un decennio) e garantisce i L.E.A, servizi di elezione ed urgenze, guardie, reperibilità e quant'altro, oltre ad essere impegnato in attività didattiche riconosciute nei percorsi formativi delle scuole di medicina e chirurgia delle Università. Gli avvisi pubblicati sulla GURI durante gli ultimi anni sono, infatti, relativi sia all'area dell'urgenza-emergenza sia all'area clinica, che attualmente risultano pertanto garantite con il contributo essenziale e determinante dei “precari”».
 
«Nonostante da anni si rincorrano le promesse, per una generazione intera di camici bianchi – denuncia ancora Calì - i concorsi languono e a quelli già espletati non viene dato seguito mediante assunzione. Sulla scorta di quanto detto e  alla luce degli avvenimenti degli ultimi anni (piano di rientro, accorpamenti tra Azienda, spending review, concorsi insufficienti in termini quantitativi) che hanno imposto il blocco del turn-over, lo Smi chiede la regolarizzazione delle posizioni lavorative del personale precario della dirigenza, reclutato attraverso regolari e numerose procedure selettive di pubblico concorso nazionale per  titoli ed esami e ora regolarmente in servizio in regime di proroga e/o rinnovo. É necessario voltare pagina, anche per porre fine a situazioni umilianti come quelle che vedono, a causa della fusione di  Aziende e di alcune procedure di mobilità attuate, la  coesistenza in servizio, per la stessa disciplina, di figure di dirigenza sanitaria a tempo indeterminato molto più giovani di altre precarie e a tempo determinato, ma che prestano da sempre e con maggiore anzianità la loro attività professionale. Tutto ciò deve finire, serve una immediata ed equa normalizzazione. Serve altresì bandire finalmente i concorsi per i posti vacanti, coperti oramai da troppi anni, per diverse ragioni non più accettabili, da medici con contratti a tempo determinato, conferiti sempre con graduatorie per titoli rinnovate anche di anno in anno, con il risultato di non costruire sani percorsi professionali a vantaggio dei cittadini, del Ssn, oltreché degli stessi medici».
 
Nella missiva si sottolinea, infine, l’impegno storico dello Smi contro questo fenomeno, sia dal punto di vista politico sia sotto quello sindacale. Calì fa riferimento alle tante battaglie «condotte, anche in ambito giuridico, a tutela di colleghi che hanno così ottenuto il giusto riconoscimento dei propri diritti». «Solo per citarne una – prosegue - si ricorda la recente vittoria del ricorso presso il tribunale del lavoro di Civitavecchia, poi confermato dalla Corte d'Appello di Roma, per il riconoscimento dei requisiti per ottenere l'indennità di esclusività a tutti i colleghi che hanno avuto un rapporto di lavoro precario, con interruzioni, al fine di raggiungere la continuità di servizio. Un grande e recente successo che spinge lo SMI a proseguire sulla strada della tutela del diritto ma anche nella lotta contro ogni situazione penalizzante nei confronti dei medici e della loro professionalità».
 
«Ma al di là della via giudiziaria – conclude il suo appello il segretario dello Smi - serve  una soluzione politica e strutturale a questo problema. Per questa ragione chiediamo al suo ministero e al  Governo di mettere fine all’emergenza precariato e dare, così, finalmente risposte certe alle difficoltà di migliaia di professionisti e meglio garantire così anche i servizi ai cittadini».
 
Roma, 9 maggio 2013










 
 

 
 

mercoledì 8 maggio 2013

Modalità di attribuzione scelta medico per pazienti temporaneamente presenti

Molti colleghi,anche di altri distretti, ci hanno segnalato la difficoltà di molte persone domiciliate, ma non residenti,nel poter scegliere il proprio medico per una serie di difficoltà amministrative di cui non riusciamo ben a comprendere il meccanismo.
Questo crea del problemi al cittadino utente che vede leso un suo diritto (la possibilità di scegliere il medico), e ai medici stessi che comunque continuano ad assistere questi pazienti anche se non risultano nei loro elenchi e comunque vanno ad incidere sui loro budget.
Per tale ragione abbiamo provveduto ad inviare una richiesta di comitato aziendale  urgente e posto un quesito in regione.
 

martedì 7 maggio 2013

Notizie sul 118

ANSA/ SMI (Sindacato Medici)-LAZIO:
URGE REVOCA BANDO ESTERNALIZZAZIONE EMERGENZA. NON BASTA SOSPENSIONE, DOMANI AL TAR SEDUTA SU RICORSO DELIBERA ARES 

Per la delibera dell'Ares 118, che istituiva una gara d'appalto per l'esternalizzazione del servizio d'emergenza, «la sospensione da parte del nuovo Governatore della Regione Lazio, avvenuta anche grazie all'azione dello Smi-Lazio, non è sufficiente: urge una vera e propria revoca». Lo sostiene il Sindacato dei medici italiani del Lazio (Smi) annunciando che, domani, presso il Tar regionale, si terrà la seduta sul ricorso dello stesso sindacato contro la delibera dell'Ares 118, del 27 febbraio scorso. Del resto, la sospensione della delibera, spiega Francesca Perri, responsabile nazionale 118 dello Smi, «non ha messo al riparo dall'esternalizzazione del servizio poichè, oggi, verranno comunque aperte le buste con le offerte relative alla gara d'appalto. Pertanto l'Azienda ha intenzione di procedere e continuare a gestire la cosa pubblica come una qualsiasi azienda privata. Infatti, è stata anche indetta una gara per l'acquisto di nuovi Suv in caso di emergenza neve e/o alluvioni. Ma che fine faranno i vecchi Suv così poco utilizzati e, spesso, parcheggiati sul piazzale del 118 o assegnati a qualche figura dirigenziale e, quindi, non utilizzabili all'occorrenza?». Francesca Perri, inoltre, sottolinea è un peccato che non si riescano a riparare le ambulanze, perchè non ci sono i soldi per pagare le officine. Gli equipaggi e, cosa ancor più importante, i pazienti, sono costretti a viaggiare su ambulanze malridotte, prive di sospensioni e che, nel caso di un politrauma, aggravano ulteriormente il dolore. Le fa eco Gian Marco Polselli, segretario regionale Smi-Lazio. «Il nostro sindacato ribadisce, pertanto, che è sempre pronto a denunciare quello che non funziona e, per contro, è sempre disponibile a collaborare con le autorità competenti per trovare soluzioni trasparenti, legali e appropriate nell'interesse della collettività». 

 ANSA/ REGIONE LAZIO SU 118, CON AGENAS PER MIGLIORARE EFFICIENZA 

«Il sistema dell'emergenza nel Lazio va rivisto e potenziato razionalizzando le risorse disponibili. L'obiettivo, non più rimandabile, è quello di offrire a tutti i cittadini di questa Regione lo stesso servizio in termini di qualità e tempistica d'intervento. A questo fine la Regione si avvarrà del supporto dell'Agenas secondo quanto previsto dal protocollo firmato recentemente». È quanto dichiara in una nota la Regione Lazio. «Nei prossimi giorni - sottolinea - sarà convocato un tavolo tecnico sull'emergenza a cui parteciperà l'Agenzia nazionale di sanità, per definire tempi e modi della riorganizzazione. Attualmente il sistema si articola su 174 postazioni. Di queste, 114 sono gestite direttamente dall'Ares e 60 da soggetti esterni. Il costo complessivo delle esternalizzazioni oggi vale circa 40 milioni, mentre altre risorse vengono impegnate dalle Aziende ospedaliere per gli spostamenti interni e convenzioni per il trasporto degli organi». «Compito del Tavolo - conclude la Regione Lazio - sarà quello di definire nuove linee organizzative capaci di risolvere le criticità esistenti e dare nuovo impulso ed efficienza ad un sistema che è strategico per la sanità regionale». 


lunedì 6 maggio 2013

Riscopriamo in Italia l'orgoglio di essere Medici!

 Riporto volentieri dal portale dei giovani medici, poichè ritengo che un paese che non investe nei giovani e nella formazione è un paese che ha poco da aspettarsi dal futuro.

14 MAGGIO (GIOVANI MEDICI DAY) Cambiare il Paese per non cambiare Paese: riscopriamo in Italia l'orgoglio di essere Medici!

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"Cambiare il Paese per non cambiare Paese:
riscopriamo in Italia l'orgoglio di essere Medici!"

L’Associazione Italiana Giovani Medici (S.I.G.M.), al fine di portare immediatamente all’attenzione del nuovo Governo le gravi problematiche che affliggono la condizione dei giovani camici bianchi italiani, da tempo denunciate e per larga parte ancora irrisolte, si fa promotrice di una campagna volta a tutelare il futuro della Professione Medica nel nostro Paese.
Per questo la nostra Associazione, ritenendo doveroso prendere una posizione netta in questo momento difficile, promuoverà un momento di protesta e sensibilizzazione organizzato in un SIT-IN NAZIONALE che si svolgerà martedì 14 MAGGIO presso PIAZZA MONTECITORIO di Roma a partire dalle ore 10, seguito da un momento di concreta proposta e dibattito, da realizzare con un successivo Workshop.

Al fine di essere coscienti dello scenario nel quale ci stiamo muovendo e, soprattutto, pienamente consapevoli della necessità di apportare correttivi a livello di sistema, invitiamo preventivamente i colleghi ad approfondire ed a far proprie le storiche criticità riportate a fondo pagina.
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LA PROPOSTA
L’invito è rivolto a tutte le componenti del variegato mondo della giovane Professione Medica che, con spirito indipendente e propositivo, ovvero mettendo da parte ogni influsso partitico, baronale e sindacale che si è reso responsabile di tale situazione, intenderanno condividere coi GIOVANI MEDICI (SIGM) ed il Comitato Pro Concorso Nazionale questa battaglia di civiltà tesa a scongiurare l’emigrazione massiva delle migliori energie del Paese ed il conflitto “tra giovani”, frutto dello scaricare il peso della mancate o comunque inadeguate politiche professionali sulle spalle delle giovani generazioni di medici.

5 I PUNTI DA AFFRONTARE PER RIDARE DIGNITÀ E FUTURO ALLA PROFESSIONE MEDICA IN ITALIA:

1. Rilancio della formazione medica post lauream a 360°, attraverso l’adeguamento del capitolo di spesa della formazione medica specialistica e l’adozione di un contratto di formazione specifica in medicina generale.


3. Corretta programmazione (quantitativa e qualitativa) del fabbisogno di professionalità mediche da formare ed adozione di politiche di sostegno all’accesso dei giovani medici al mondo del lavoro in modi e tempi che siano in linea con l’Europa.

4. Riconfigurazione del trattamento previdenziale dei medici in formazione specialistica.

5. Sostenere l’accesso alla ricerca, vero volano di sviluppo per la sanità e per il Paese, dei giovani medici al pari di quanto avviene nell’UE
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QUESTE LE PROPOSTE DELL'ASSOCIAZIONE ITALIANA GIOVANI MEDICI (SCARICA IL DOSSIER)
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Per riscoprire l’orgoglio di essere medici in Italia e la passione di svolgere la Professione più bella del mondo in corsia come in ambulatorio, negli angoli più disagiati della propria città o nelle parti più povere del mondo.
Con la consapevolezza che questa è una richiesta universale, che non ha e non dovrebbe avere una caratterizzazione anagrafica.
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Associazione Italiana Giovani Medici (S.I.G.M.) & Comitato Pro Concorso Nazionale
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LE CRITICITÀ

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venerdì 3 maggio 2013

La notte NON porta consiglio...

Per i colleghi che svolgono il servizio di Continuità Assistenziale riporto un breve sunto del seguente studio: 
Aspetti socio-sanitari del lavoro a turni e notturno 
del prof Giovanni Costa

(Università degli Studi di Milano)

Il lavoro a turni e notturno è una realtà sempre più diffusa: si calcola che coinvolga addirittura un lavoratore su cinque, con importanti conseguenze per la salute. Oltre ai problemi che si manifestano nel breve termine, come i disturbi del sonno e quelli gastrointestinali, si possono determinare conseguenze anche a lungo termine, come l’insorgenza di tumori. 
A BREVE TERMINE:
- Interferenza con i ritmi biologici circadiani con modifiche metaboliche.
- Alterazione dei ritmi sonno-veglia
- Turbe digestive
- Turbe della vigilanza
A LUNGO TERMINE:
- Patologie gastrointestinali:
Gastroduodeniti
Ulcera duodenale
Colon irritabile
- Neuropsichiche:
Insonnia e fatica cronica
Sindromi ansioso-depressive
- Sindromi metaboliche:
- Malattie cardio-vascolari: (> 30-40% alla popolazione normale)
                                                 Cardiopatia Ischemica
                                                 Ipertensione
- Tumori
Cancro della Mammella (IARC)
Depressione immunologica
 Quindi è necessario :
  • Limitare il  lavoro notturno, evitando notti in successione, se necessario la progressività della turnistica (mattino, pomeriggio e notte)
  • Obbligo della sorveglianza sanitaria almeno biennale